CARNEVALE DI MANFREDONIA

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Questo sito web è dedicato al Carnevale Dauno di Manfredonia. Il suo unico scopo è quello di diffondere lo spirito del Carnevale di Manfredonia. Raccogliamo e pubblichiamo momenti indimenticabili della nostra tradizione.

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La città di Manfredonia

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Manfredonia è una delle città più grandi e incantevoli città di mare nella Puglia. Per la sua posizione geografica è chiamata "La Porta del Gargano".

Le splendide spiagge, la vivacità della vita notturna, le ricchezze naturalistiche, storiche e culturali di Manfredonia, la rendono una piacevole meta durante tutte le stagioni dell’anno.

 

UN PO' DI STORIA

Scalo principale della Puglia in età tardo antica Sipontum (antico nome del sito che ospita oggi la città), era un’importante colonia romana. Per la posizione del suo golfo, Siponto si rivela strategica per le mire espansionistiche del regno di Sicilia e per l’economia dell’alta Apulia. Per questo motivo Manfredi, figlio di Federico II decide nel 1256 di fondare la nuova città, Manfredonia. Con il castello, la cinta muraria, le torri, gli edifici, le strade e il porto, sarebbe divenuta - scriveva fra Salimbene da Parma - "una delle più belle città del mondo", ma Manfredi muore nella battaglia di Benevento e il nuovo re, Carlo I d’Angiò, termina la costruzione della città ridimensionando le ambizioni sveve. Dopo il sacco dei Turchi nel 1620, Manfredonia cambia volto, la città ricostruita secondo il nuovo gusto barocco si arricchisce di cortili, palazzi signorili e loggiati.

Oggi Manfredonia è una moderna cittadina che, pur accogliendo diverse iniziative industriali, non ha perso le caratteristiche di un antico borgo dedicato prevalentemente alla agricoltura ed alla pesca.

 

UN GIRO IN CITTA'

L'antico Convento di San Domenico

La costruzione della Chiesa di San Domenico e del suo Convento risale ai primi decenni della fondazione della Città di Manfredonia. Voluta da Carlo d'Angiò, la costruzione del Convento Regio e della Chiesa dedicata inizialmente a Maria Maddalena, fu iniziata nel 1294, quando il sovrano donò ai frati predicatori un sito sul tratto costiero delle mura. Distrutto durante il sacco dei Turchi e ricostruito nel ‘700, il convento, oggi sede del Municipio, è un pregevole esempio di sovrapposizioni di epoche e di stili.

Sulla facciata, si ammirano il portale ogivale adagiato su due leoni e la cornice di un rosone, all'interno si notano, nicchie gotiche e affreschi della fine del 1300. L’abside della chiesa, divisa dal presbiterio da un muro all’altezza dell’arco trionfale, fu utilizzata come torre di avvistamento e successivamente come pertinenza del carcere. Solo nel 1895 l’ambiente tornò alla luce rivelando la sua originaria natura e gli affreschi celati sotto i detriti.

Grazie al recente restauro, oggi, all’interno dell’abside che si è voluto chiamare Cappella della Maddalena, si possono ammirare gli antichi affreschi di San Nicola, di San Domenico, dell’albero di Jesse raffigurante la Stirpe di David e un’edicola con l’affresco della deposizione di Cristo e la Maddalena.

 

La Cappella della Maddalena

Un’affascinante e misteriosa leggenda narra che re Manfredi fece erigere la Cappella su quel tratto di costa dove era approdato dopo essere scampato ad una terribile tempesta di mare, dedicandola alla Maddalena a cui era devoto.

Oggi quella cappella è l'abside della chiesa dedicata sino alla seconda metà del secolo XVIII a Santa Maria Maddalena e poi successivamente a San Domenico.

 

L'antica Siponto
Ci sono leggende che narrano di Sipontum come una città gloriosa dai magnifici palazzi con tetti policromi e dalle cento chiese dai tetti d’oro. I testi di Strabone, Plinio, Tolomeo, Lucano e Orazio, testimoniano i fitti scambi commerciali, e culturali con la Grecia e le coste transadriatiche che resero fiorente il porto di Sipontum e alimentarono una fervente storia di miti.

Ponte tra il mondo occidentale e quello orientale, nel II secolo a. C. Sipontum era una importante colonia romana sulla Via Traiana con finalità di difesa marittima con mura di cinta a doppia cortina. Divenuta sede vescovile dalla metà del V secolo a. C., Siponto conobbe proprio fra i secoli IV e V d.C. il momento di maggiore splendore.A quel periodo risale il primo impianto della basilica paleocristiana, gli edifici di culto dedicati ai martiri Stefano e Agata, e la chiesa di San Giovanni con decorazioni musive riproducenti le chiese di Siponto e del Gargano realizzate da maestranze di Costantinopoli. Nel 650 d.C. i Longobardi sconfiggono l’esercito bizantino e Siponto entra nei domini del ducato di Benevento. Durante la dominazione longobarda la grotta di San Michele diviene Sacrario nazionale e Siponto diventa una tappa importante lungo la Via Sacra Langobardorum.

 

La Basilica di Santa Maria Maggiore
Gioiello del romanico-pugliese, con influenze moresche negli archi lunati e nei motivi ornamentali geometrici, la Chiesa di Santa Maria Maggiore si caratterizza per la sobrietà e signorilità degli elementi architettonici e l’originale concezione che la differenzia notevolmente dalle altre chiese di Puglia.

Spicca all’ingresso il portale, che si apre fra due leoni, sormontati da colonne, che reggono le mensolette per l’archivolto accennato nel centro. Ai lati si sviluppa una serie di archi ciechi, che un tempo giravano intorno all’intero tempio con effetto grandioso, e al centro di essi i rombi ornamentali. L’interno, in cui la luce viene quasi tutta dalla lanterna della cupoletta, è un quadrato con quattro piloni nel centro. Per tre lati gli archi parietali rispondono sulle arcate esteriori. La cripta della Vergine Maria, sottostante la Basilica di Siponto, rappresenta una singolare tipologia nei luoghi di culto sotterranei ed ha una storia molto particolare. Si tratta infatti, secondo gli studiosi, di una cripta scavata nel corpo della basilica sovrastante per scopi puramente culturali catalogata come cripta-chiesa. Secondo alcune fonti il complesso risale al V/VI secolo, mentre gli studiosi che ne hanno curato gli ultimi restauri ritengono che sia sorto nel XII secolo.

 

San Leonardo, sulla via dei pellegrini 

San Leonardo in Lama Volara, con l’annesso convento e con la “domus hospitalis”, costituiva l’ultima sosta dei pellegrini prima della salita alla grotta dell’Arcangelo. L’antico monastero edificato alla fine dell’anno mille dai Cavalieri dell’Ordine del Tempio nel feudo in Lama Volara di Siponto, fu affidato all’inizio del XII secolo all’ordine di Sant’Agostino e nel 1261 venne concesso da Papa Alessandro IV all’Ordine Teutonico fino al 1475. La parte più antica del complesso è rappresentata dalla chiesa a tre navate. Sulla facciata settentrionale della chiesa si apre il portale sormontato dalle immagini di San Giacomo e San Leonardo, da una nicchia e dal baldacchino su colonne e leoni stilofori. Il portale è un esempio di splendido romanico maturo di matrice francese. L’archivolto è ornato da una trama elegante che raffigura, tra i tralci, i simboli dei quattro evangelisti e le metafore del bene e del male; la lunetta ospita il Cristo in Maestà benedicente entro una mandorla sorretta da due angeli. Tra i tralci degli stipiti, sono scolpite figure umane e mostruose, riprese da modelli eburnei e miniati: un cervo, un’aquila, un sagittario, una figura a cavallo di un drago, un fanciullo carico di frutti. La decorazione si chiude con due fasce continue che fungono da capitelli, su cui sono raffigurati San Michele che appare a Balaam sull’asina, San Michele che sconfigge il drago e l’Adorazione dei Magi. Il percorso narrativo del portale rappresenta le ragioni del viaggio: la processione dei Magi, l’Arcangelo che vince il drago e l’apparizione a Balaam che viene identificato con il pellegrino diretto sul Gargano.

I misteri del Tempio
Tra le pietre del tempio che parlano per simboli, vi è il foro gnomonico di un rosoncino a 11 petali, collocato nella volta della chiesa, che il 21 giugno, quando il raggio di sole è allo zenith colpisce il punto situato a metà della distanza tra i due pilastri prospicienti l’ingresso laterale segnando l’ingresso del Sole nella costellazione del Cancro.

 

Il Castello di Re Manfredi
Il castello voluto da Re Manfredi era una possente fortificazione quadrilatera, con torri quadrate e cortile.

Alla fine del XV secolo, gli Aragonesi, costruiscono una nuova cortina muraria con quattro torrioni cilindrici, più bassi di quelli del recinto interno e più idonei alle nuove tecniche di difesa. Con la costruzione del grosso bastione dell’Avanzata o dell’Annunziata, il Castello si arricchiva di un elemento di difesa dagli attacchi provenienti da ovest. Il programma di inglobamento degli altri torrioni della cinta muraria esterna non fù portato a termine perché non avrebbe comunque impedito la capitolazione del Castello di fronte ad un nemico ben armato. Nel 1620 sotto il fuoco dei tiratori turchi appostati sugli edifici più alti della città, il Castello capitolò.

Oggi il Castello è sede del Museo Archeologico Nazionale ed ospita una esposizione permanente di stele daune. Le stele daune, lastre funerarie, documentano il legame dei popoli che abitarono la piana sipontina con il mondo illirico orientale. Le teste sono abitualmente di forma conica per le donne, di forma ovoidale o sferica per gli uomini, e talvolta presentano incisi i tratti somatici essenziali. La lastra, che rappresentava il corpo del defunto, era incisa con rappresentazioni di ornamenti e armi, ma anche con motivi geometrici, figure di animali e uomini, scene di battaglia, di caccia o di vita quotidiana.

 

La Cattedrale
L'antica chiesa gotica dedicata a San Lorenzo Maiorano vescovo di Siponto (488-545), risale al XIV secolo.

Costruita per ospitare la Cattedra Episcopale trasferita da Siponto, custodisce dal 1327 le sacre reliquie, tra cui il corpo di San Lorenzo. Distrutta durante il sacco dei Turchi, la cattedrale fu ricostruita, a causa delle ristrettezze economiche, molto più piccola rispetto alla chiesa originaria. Nel 1677 l’arcivescovo Vincenzo Maria Orsini (poi Papa Benedetto XIII), all’interno dell’opera di ricostruzione delle chiese, riordinò le sacre reliquie, completò la facciata e fece costruire il campanile. Negli anni ‘40 l’interno della Cattedrale è stato decorato dal pittore milanese Natale Penati e nel 1966 venne trasformata l’originaria facciata laterale nell’attuale sistemazione.

Nella Cattedrale sono conservate tre pregevoli opere: l’Icona della Madonna di Siponto donata dall’imperatore Zenone al vescovo Lorenzo Majorano, dipinta, secondo un’antica leggenda, da San Luca; la “Sipontina”, la statua lignea della Madonna con Bambino, raffigurante la Madonna col bambino, in posizione frontale; il Crocifisso ligneo di S. Leonardo, il più antico tra i numerosi Crocifissi venerati sul Gargano. L’opera risalente al XII-XIII sec. rappresenta un magnifico esempio di fusione tra la scultura d’Oltralpe e la tecnica orientale di pittura delle icone.

 

A breve on line vi racconteremo la storia degli altri tesori della Città di Manfredonia.

 

 

 

Il sito web dedicato al Carnevale di Manfredonia. Informazioni utili, contatti, storia e tradizioni del Carnevale di Manfredonia in Puglia. Una tradizione ed un modo di essere che ancor’oggi  fanno del Carnevale di Manfredonia uno dei carnevali più partecipati d’Italia dove i costumi e le maschere sono assolute protagoniste delle parate allegoriche.

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